IL BUIO OLTRE L'ALLORO

ARTICOLO SCRITTO PER www.digi.to.it e per lastampa.it


Dopo mesi trascorsi in biblioteca, esami e lezioni, indimenticabili parentesiErasmus, notti in bianco per consegnare in tempo la tanto sudata tesi, arriva la meritata corona di alloro, la laurea. A sua volta, probabilmente seguita da festacon gli amici, notte brava ai Murazzi, e magari anche un bel viaggetto per premiarsi dopo l’impresa.
dopo? Per alcuni un primo stage, un lavoretto, un’esperienza all’estero, per moltiun gran senso di vuoto. Lo conferma l’ultima indagine Almalaurea: in Italia i laureati (pochi rispetto agli altri paesi europei) faticano più degli altri a trovare lavoro, e quando lo trovano lo stipendio è basso e il rapporto di lavoro è precario.
Si è creata una nuova categoria, insomma: quella dei laureati disoccupati
, raddoppiati negli ultimi quattro anni. E il primo periodo, trascorso in attesa che una prima esperienza - anche traballante - inizi, è particolarmente difficile. Come lo vivono i giovani torinesi?


LA DECRESCITA "INFELICE                                                                                                    "Raffaella è uscita da quasi un anno, con il massimo dei voti, dalla Facoltà di Architettura; da quattro vive nel quartiere San Salvario pagando l’affitto grazie ad un lavoro – tre o quattro sere a settimana – come cameriera in pizzeria: «Ero abituata ad essere in giro dal mattino presto alla sera tardi - ci racconta - dopo la laurea, di colpo, mi ritrovo ad essere quasi sempre in casa, di solito di fronte al computer in attesa della risposta a un annuncio di lavoro o per lavorare quasi gratis ad alcuni progetti».
Tra i cambiamenti portati dai nuovi ritmi di vita “slow”, c’è una passione rara: «Coltivo pomodori, sul balcone di casa, e questo dà grandi soddisfazioni!». Cambiano anche le disponibilità economiche, e paradossalmente da laureati si diventa più “poveri”: «Anche se per il momento non retribuite, queste collaborazioni non posso lasciarmele scappare - continua Raffaella  - spesso ci sono riunioni serali, e il lavoro in pizzeria non mi permetteva di partecipare. Così sono tornata a dare ripetizioni e pago l’affitto con queste piccole entrate e con i risparmi».
Le conseguenze? Un po’ come l’orto, ci riportano all’essenzialità di una “decrescita infelice”, una tra tutte: «Una volta laureata ho smesso di usare l’auto. La benzina costa troppo, oltre ai parcheggi e alle altre spese. L’altra sera ho provato a farla partire, ma la batteria non dà più segni di vita. Ho deciso di venderla: per Torino, ormai, mi muovo solo in bicicletta
».


TOGLIETEMI TUTTO MA NON LA MIA MAIL                                                                                                                                               Aggiorna e spera; centinaia di curriculum mandati, nessuna risposta. Nel periodo del “buio oltre l’alloro” il rapporto con la tecnologia rischia di diventare morboso. «Non ho mai risposto con tanta attenzione ad ogni chiamata, soprattutto se proveniente da numeri sconosciuti - ci dice Maurizio, laureato alla Facoltà di Lettere - la necessità di guardare la casella emailè costante, nella speranza di avere una risposta». Quasi sempre, però, gli invii dei curriculum vengono totalmente ignorati. «Mi sono sorpreso - ci racconta ridendo - nel provare un certo piacere quando ricevo i messaggi automatici, che alcune aziende hanno predisposto, come “grazie, terremo conto della sua candidatura”. So che nessuno mi sta realmente scrivendo, ma almeno mi sento considerato».
Una possibilità che tanti prendono in considerazione, poi, è quella dell’espatrio, alla ricerca di un’esperienza all’estero stimolante e capace di offrire quello che in Italia non si trova. Il vero sogno dei laureati piemontesi resta in questo senso ilMaster dei Talenti della Fondazione CRT, ma Maurizio non sembra molto speranzoso della sua candidatura: 79 i prestigiosi tirocini offerti, 1100 le domande presentate (il termine ultimo era il 29 febbraio); da poco sono iniziate le selezioni e non resta che incrociare le dita.

START UP (& DOWN)
Francesca, anche lei neolaureata, non si capacita di un’offerta vista in un noto negozio di abbigliamento del centro di Torino: “Cercasi ragazza neolaureata per stage come commessa, portare curriculum con foto, richiesta grande creatività”. «Non potevo crederci - ci racconta - così ho chiesto informazioni. Uno stage retribuito 300 euro al mese, per sei mesi, a tempo pieno, come commessa, aperto solo a persone appena laureate. E naturalmente è difficile che al termine dello stage ci sia una possibilità d’assunzione». Una notizia che certo non potrà far piacere a chi - laurea o non laurea - il mestiere di commessa lo pratica ogni giorno, e vorrebbe avere una retribuzione adeguata.
Tra i più coraggiosi, che dopo mesi ancora non hanno trovato nulla, c’è chi valuta la possibilità di lanciarsi con una propria idea,magari insieme a qualche compagno di università, mettendosi in proprio per cercare di fare un lavoro nell’ambito in cui si è studiato. Una possibilità potrebbe essere quella di aprire una “Ssrl”, società semplificata a responsabilità limitata, che in base alle novità del Decreto Liberalizzazioni sarà possibile fondare con un capitale di solo un euro, a patto che i soci siano al di sotto dei 35 anni.
Certo, non è tutto oro quel che luccica, e restano le difficoltà nell’interfacciarsi con le banche per ottenere credito, oltre che la ricerca del lavoro. Chissà però che per alcuni non sia la strada giusta per uscire dal “buio”, progettare qualcosa di davvero nuovo e di fare, come forse solo i giovani sanno fare, di necessità virtù.

Link utili: Indagine Almalaurea sulla condizione occupazionele dei laureati
Master dei Talenti della Fondazione CRT

Marco Lombardo