INDIGNATI CUNEESI

ASCOLTA LA PUNTATA DEL "MEGAFONO" DI SABATO 24.09
Puntata dedicata al movimento degli Indignati Cuneesi. Ospite Anna Cattaneo, giornalista e autrice del blog http://scrittosullacqua.wordpress.com/

da scrittosullacqua.wordpress.com, di Anna Cattaneo - mercoledì 07/09


I rumori della città danno la sveglia a una ventina di Indignati cuneesi che martedì hanno trascorso la loro prima notte in piazza Audifreddi. Per tre giorni il capoluogo della “Granda” avrà la sua Plaza del Sol con le tende montante proprio accanto al Municipio. I nastri rossi e bianchi da cantiere delimitano lo spazio di una “Resistenza in corso” mentre dalle panchine pensionati e immigrati guardano incuriositi.

Il gruppo di acampados invita i passanti al centro del presidio, scrive stralci della Costituzione sui cartelloni, discute delle prime pagine dei giornali e organizza la sua protesta. Ma chi sono? Betta ha 36 anni e la schiena le fa male, non per la nottata nel sacco a pelo, ma per gli scatoloni che scarica nel magazzino di un supermercato. “Sono indignata perché abbiamo una classe politica corrotta e autoritaria – dice -. Stiamo pagando una crisi che non abbiamo creato noi, ma i banchieri e finanza internazionale che gioca in Borsa con l’economia reale come al casinò. Basta guardare la mia busta paga, ho sempre più tasse da pagare. Per questo dobbiamo aprire gli occhi: ci stanno spolpando”.

Per Danilo ad essere spolpate sono le speranze degli italiani. Per lui, che a 32 anni fa l’educatore in una cooperativa, stare in piazza è una necessità. “Dobbiamo salvaguardare la dignità delle persone che viene sopraffatta da interessi e scelte sbagliate, da ricatti. Era comodo starsene a casa – spiega – significava avere meno pensieri, coltivare il proprio egoismo”. Eppure la provincia di Cuneo vanta uno dei “borghi più felici d’Italia”, perché vi lamentate? “C’è uno strato sociale di invisibili che quotidianamente vive le conseguenze dei tagli ai servizi sociali. Non fanno notizia ma siamo qui anche per loro. Mi chiedo se in questo Paese bisogna proprio toccare il fondo prima di reagire”.

Anche Mamadou è preoccupato per il futuro dell’Italia dove è arrivato undici anni fa dalla Costa d’Avorio. Fa l’operaio e con i soldi guardagnati in fabbrica mantiene il padre che nel 2002 ha perso il lavoro dopo un colpo di stato. “Crisi, manovre…qui non si capisce niente – dice l’operaio africano -. Sento nei telegiornali che aumentano le tasse e l’iva ma spero che le cose migliorino. Non mi lamento dello stipendio, ma quando vedo i miei amici italiani che sono disoccupati, gli stessi che mi hanno aiutato ad integrarmi, sono preoccupato”.

Alcuni dei suoi amici li ha ritrovati in piazza dove nel giorno dello sciopero generale video e musica si sono alternati a un dibattito su lavoro e precariato. Oggi invece intervengono comitati e associazioni per discutere di beni comuni: acqua, scuola, territorio e salute. In un’Italia che si scopre più povera e arrabbiata, anche l’operaio africano fatica a ritrovare quelle possibilità che lo avevano spinto sull’altra sponda del Mediterraneo. “Altrimenti perché sarei venuto qui?” si chiede Mamadou.

articolo di Anna Cattaneo (scrittosullacqua.wordpress.com)

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